Ricevuta per Quota annuale dovuta all'Associazione

 

Le associazioni culturali, ricreative e di promozione sociale rientrano in quella particolare categoria di enti non commerciali costituita dalle associazioni, alle quali il legislatore tributario riserva ulteriori e significative agevolazioni fiscali, che vanno pertanto ad aggiungersi a quelle previste per gli enti non commerciali in genere. Gli enti associativi, quindi, rappresentano, ai fini fiscali, una particolare specie del più ampio genere degli enti non commerciali.
 
Ai fini Ires, alla luce delle disposizioni dettate dall’articolo 148 del Tuir, gli enti associativi godono di un regime di non imponibilità più ampio rispetto alla generalità degli enti non commerciali.
Per quanto concerne l’Iva, la normativa di favore è dettata dall’articolo 4, comma 4, Dpr 633/1972.
Per l’Irap, invece, non è prevista alcuna deroga alla disciplina stabilita in generale per gli enti non commerciali.
 
L’articolo 148, al comma 1, detta una disposizione di ampio respiro, applicabile a tutti gli enti (non commerciali) di tipo associativo (quindi, anche alle associazioni culturali, ricreative e di promozione sociale e non profit in genere), in base alla quale non è considerata commerciale, e di conseguenza non concorre alla determinazione del reddito imponibile ai fini Ires, l’attività svolta:

  • nei confronti degli associati o partecipanti
  • in conformità alle finalità istituzionali dell’ente
  • senza pagamento di corrispettivi specifici.

Inoltre, per gli stessi enti, è previsto che non concorrono a formare il reddito imponibile le somme versate dagli associati o partecipanti, a titolo di quote o contributi associativi.
In linea di principio, quindi, l’attività esterna degli enti associativi, cioè quella rivolta ai terzi non associati o partecipanti, resta commerciale ed è esclusa dall’applicazione delle disposizioni agevolative.
 
Inoltre, a favore di determinate categorie di enti di tipo associativo, tra cui le associazioni culturali, ricreative, assistenziali, sportive dilettantistiche e senza scopo di lucro comunque denominate, il comma 3 dell’articolo 148 prevede che non si considerano commerciali:

  • le attività svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali, verso il pagamento di corrispettivi specifici, nei confronti degli iscritti, associati o partecipanti
  • le cessioni anche a terzi di proprie pubblicazioni, purché le stesse siano cedute prevalentemente agli associati.

Il comma 4 dell’articolo 148, con disposizione applicabile anche alle associazioni culturali, ricreative, sportive dilettantistiche e altre associazioni senza scopo di lucro comunque denominate, identifica una serie di attività che sono considerate in ogni caso commerciali, quindi imponibili sia ai fini Ires sia ai fini Iva, anche se effettuate nei confronti dei propri associati.
L’elenco di tali attività è piuttosto ampio e comprende sia attività che normalmente esulano dall’ambito operativo delle associazioni (cessioni di beni nuovi prodotti per la vendita, erogazioni di acqua, gas, energia elettrica e vapore, attività di trasporto e di deposito, prestazioni di servizi portuali e aeroportuali, gestione di fiere ed esposizioni a carattere commerciale, telecomunicazioni e radiodiffusioni circolari) sia attività che invece ben possono rientrare nell’ambito di operatività delle associazioni (somministrazioni di pasti, gestione di spacci aziendali e di mense, organizzazioni di viaggi e di soggiorni turistici, prestazioni alberghiere e di alloggio, pubblicità commerciale).
 
Ai fini Iva, l’articolo 4, comma 4, del Dpr 633/1972, prevede che, per una serie di enti associativi (tra cui le associazioni culturali, ricreative, sportive dilettantistiche e senza scopo di lucro comunque denominate), sono escluse dal campo di applicazione dell’imposta le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate in conformità alle finalità istituzionali, a soci, associati o partecipanti, verso pagamento di corrispettivi specifici.
 
Il comma 8 dell’articolo 148 del Tuir, infine, stabilisce che, per poter usufruire delle ipotesi di decommercializzazione suindicate, gli enti di tipo associativo interessati, e quindi anche le associazioni sportive dilettantistiche, devono obbligatoriamente inserire nei propri statuti o atti costitutivi (da redigere nella forma dell’atto pubblico o della scrittura privata autenticata o registrata) le seguenti clausole:

  • divieto di distribuire, anche in modo indiretto, durante la vita dell’associazione, utili o avanzi di gestione nonché fondi, riserve o capitale, salvo che la destinazione o la distribuzione non siano imposte dalla legge
  • obbligo di devolvere il patrimonio dell’ente, in caso di suo scioglimento per qualunque causa, ad altra associazione con finalità analoghe o ai fini di pubblica utilità, sentita l’Agenzia per il terzo settore, salva diversa destinazione imposta dalla legge
  • disciplina uniforme del rapporto associativo e delle modalità associative volte a garantire l’effettività del rapporto medesimo, escludendo espressamente la temporaneità della partecipazione alla vita associativa e prevedendo, per gli associati o partecipanti maggiori d’età, il diritto di voto per l’approvazione e le modificazioni dello statuto e dei regolamenti e per la nomina degli organi direttivi dell’associazione
  • obbligo di redigere e di approvare annualmente un rendiconto economico e finanziario
  • eleggibilità libera degli organi amministrativi, principio del voto singolo per ogni associato, sovranità dell’assemblea dei soci, associati o partecipanti e criteri di loro ammissione ed esclusione, criteri e idonee forme di pubblicità delle convocazioni assembleari, delle relative deliberazioni, dei bilanci o rendiconti
  • intrasmissibilità della quota o contributo associativo, ad eccezione dei trasferimenti a causa di morte, e non rivalutabilità della stessa.

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